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Le mie Olimpiadi di Scrittura con Minuti Contati

Fast Forward e a ruota libera.

All’alba dei tempi

Ormai svariati anni or sono cerco, online, qualcuno che mi insegni a scrivere meglio.

Conosco un tal Duca di Baionette, al secolo Marco Carrara. All’epoca non era il riferimento della nicchia come lo è adesso. Lo valuto per quel che è e non per quello che altri dicono di lui, ed è bravo davvero. Da lui imparo tanto; poi la sua carriera decolla, fa videocorsi, diventa direttore editoriale di una collana di fantastico, Vaporteppa. Si inizia a parlare di romanzi che avrei scritto per lui. Marco è uno tosto, esigente.

Per farla breve, mi sono trovato di fronte a una scelta: andare avanti con la scrittura o diventare papà per la seconda volta. Beh, uno può fare le valutazioni che vuole. La mia è stata che la scrittura poteva aspettare ancora qualche anno, il figlio no.
Al momento in cui scrivo questo bambino ha tre anni e mezzo. Per inciso, si chiama Marco pure lui, non certo per omaggiare il Duca: anzi spero che non venga su come il Duca, ma finora come capacità di rutti siamo lì.

Nei miei progetti la scrittura avrebbe aspettato ancora. Ma nell’ultimo anno sono cambiate un po’ di cose, tra situazioni personali e questo lockdown che ha chiuso porte, (e forse ne ha aperte altre…). Insomma da un anno a questa parte riprendo a seguire con più assiduità le attività formative di Marco Carrara: che un giorno comunica che uno scrittore da lui formato è arrivato a pubblicare con Piemme, gruppo Mondadori, roba grossa.

Questo scrittore risponde al nome di Livio Gambarini. Ed è anche un formatore, a sua volta.

Per cui, oltre ai suoi libri inizio a seguire anche le attività formative di Livio. Tra i suoi suggerimenti e segnalazioni, c’è anche un’iniziativa che si chiama Minuti Contati. Non mi dilungo nello spiegare cos’è, se hai curiosità ti ho messo il collegamento apposta. Lì puoi partecipare alle loro competizioni di scrittura narrativa, e avere i commenti dei giudici e degli altri partecipanti. Un’ottima palestra per mettersi alla prova e ottenere riscontri.

E ok, proviamo. 

Le Olimpiadi estive di Minuti Contati

Sono sempre stato refrattario all’improvvisare, al buttarmi in qualcosa senza pianificazione e preparazione. Soprattutto se devo confrontarmi con altre persone.

Ecco, di queste persone, parliamone. Sinceramente credevo di finire in un gruppo di scappati più o meno come me, che non ho mai scritto con vera assiduità, che non ho scritto negli ultimi anni – tranne qualcosa negli ultimi mesi, e senza nessuno a valutarne la qualità.

Chi mi conosce me ma non ha competenze particolari di scrittura, normalmente a questo punto dice: “ah ma tu sei sempre stato bravo”. E la cosa, per loro, si spiega così. No.

Facciamo un paragone. Io ho un caro cugino che ha sempre amato e praticato il calcio, e con molta più dedizione di quanto ne ho dedicata io alla scrittura. Però non è diventato un professionista. Anche se era bravo (e non lo dicevo solo io): però il mio era un bravo da chi non ne capisce niente.

È un bravo con un peso diverso da quello che potresti guadagnarti quando ti presenti in mezzo a chi il calcio lo fa veramente e fai vedere quello che sai fare.

Ma io non mi sono presentato a Minuti Contati con questo spirito. Credevo di andare al campetto con altri da circolo parrocchiale e poi dai, ci si scambia qualche consiglio che male non fa. Ah no?

Eh, no.

Ora, non voglio dipingere dei mostri. Però man mano che conosco scrittrici e scrittori, vedo che c’è chi ha un canale youtube piuttosto seguito in cui parla di letteratura e narrativa. Chi ha competizioni su competizioni alle spalle, premi, libri pubblicati, beta lettori che controllano quello che scrivono prima che lo pubblichi sul forum della prova.
I novellini come me, e che scrivono molto bene, ci sono. Con vent’anni di meno sul groppone, però.

Lo dico sinceramente, e credo sia una cosa meno comune di quanto si possa pensare. Se siamo in qualche modo in competizione e mi batti, se sei donna invece che uomo, a me non pesa di più per questo; idem se potrei essere tuo padre.
Ma non posso non pensare che questi ragazzi avrebbero mangiato in testa al me loro coetaneo, e gliene do credito.

Per cui mi trovo a confrontarmi con questa gente qui. Armato delle mie tre armi preferite:

  • Scusante numero 1: ehi, io ho un lavoro full-time.
  • Scusante numero 2: ho anche famiglia, due figli piccoli, eh!
  • La mia propensione a mostrare il medio ai teoretici del “se vuoi puoi” che secondo loro risolve tutto. Come no.

Bene, questa parte introduttiva era per vedere se hai la lettura nel sangue, e farti sentire di un livello superiore rispetto a chi non ha avuto pazienza. Hai passato la prova e per questo avrai più successo nella vita.

Ma non posso escludere che ti passeranno davanti quelli che hanno saltato tutta l’introduzione e l’occhio gli è caduto sul titolo qui sotto.

La prima prova: racconto storico

Qualche giorno di tempo per elaborare un racconto, di lunghezza predefinita e limitata, a tema “un evento storico”. Con bonus nel giudizio se il protagonista ha partecipato a una competizione olimpica, e si cita De Coubertin.

Io ovviamente arrivo comodo, prima voglio vedere i lavori altrui, da vecchia volpe quale sono. Morale vedo pochi lavori, che in generale apprezzo, e mi riduco all’ultimo.

In mezza giornata scelgo la storia di cui scrivere.
Volevo trattare di qualcuno che è esistito veramente e che ha sofferto qualche ingiustizia, o comunque che sia stato un esempio. O personaggi fittizi in eventi come il massacro di Tlatelolco; ma era qualcosa di troppo grande per così poco tempo. Volevo una storia più concentrata, una persona.

Mi torna il pensiero a quell’atleta afroamericano che vinse alle Olimpiadi nella Germania nazista. “Quello cui Hitler si rifiutò di stringere la mano”, così me lo ricordavo. Cerco, trovo: Jesse Owens. Inizio a leggere. E dopo poco capisco che non è lui la persona di cui voglio parlare. Ma del tedesco che arrivò secondo, Luz Long. I due furono amici, Luz Long gettò addirittura un asciugamano per terra per indicare a Owens il punto da cui saltare fino poi a vincere l’oro. Leggo di lettere che i due si scrissero durante la guerra, e di come infine Long morì proprio in Italia, durante lo sbarco in Sicilia degli Alleati; e dove riposa tuttora.

Man mano che mi informo, cominciano i miei dubbi. Non c’è nulla di comprovato sulla vicenda dell’asciugamano, anche se è stata riprodotta in un film. Una famosa lettera che Owens ha ricevuto da Long viene dall’Africa, dove Luz probabilmente non è mai stato.
Luz Long è stato mandato al fronte per vendetta: oppure no, è andato al fronte come tanti altri quando la Germania ha iniziato a essere in difficoltà.
È morto per le ferite da guerra in un ospedale, qualche giorno dopo gli scontri. No, si è arreso coi suoi compagni, e gli americani li hanno fatti spogliare e poi uccisi sul posto. Anzi, lo ha trovato già morto in un campo un commilitone in fuga, Robert Stadler.
Ah, e pare che Hitler non si sia rifiutato di stringere la mano a Owens.

Così inizio a creare una storia che gira attorno agli eventi più spiattellati e, in alcuni casi, dubbi. Immagino situazioni private, opinioni dei personaggi. Ritraggo un Luz Long schiacciato dai sensi di colpa per non aver reso onore alla sua patria, anche se era una patria che imponeva ideali infami in cui lui non credeva e su questo ci sono ben pochi dubbi.

Mi ci vuole un giorno per mettere a scaletta gli eventi, i salti temporali avanti e indietro, la fine. Nello scrivere la quale mi commuoverò. Come mi emoziona l’idea di rendere un servizio alla memoria e all’esempio di quest’uomo, soldato, campione e padre. E alla sua vita, che tra tutto non si può certo dire fortunata.

Arriviamo al giorno della scadenza, un giorno per scrivere tutto.

Devo postare il racconto sul forum, entro le 23.59. Sono le 23.53 e ho appena finito di farlo leggere a mia moglie. Copio e incollo il testo, che perde la formattazione, gli italici ad esempio. Devo editare secondo il formato richiesto dal forum.

Sono le 23.58. Il titolo, manca il titolo della storia!

Penso al protagonista, che se avesse pensato solo a vincere, sarebbe stato medaglia d’oro. E invece è stato un vero sportivo, ed è stato il numero due.

Argento.

23.59

Mentre mia moglie mi cazzia perché mi riduco sempre all’ultimo, premo sul pulsante Pubblica. Il computer si blocca. Freeze totale dello schermo. Non era mai successo. Posso solo premere il reset. Se il forum questo benedetto racconto non lo ha preso, sono fuori. Mentre il pc si riavvia, controllo da smartphone.

Entrato, sono in gara.

Una trentina di racconti divisi in gironi. Il mio girone, come la maggior parte, è da cinque, e passa solo il primo. Argento ce la fa e passa alle semifinali, dove posso correggere il testo in base ai suggerimenti dei miei giudici. Tra tutti, mi colpisce la critica a una scena in cui quattro personaggi parlano: alcuni tra i giudici mi dicono che sono troppi. Uno lo faccio sparire, in realtà si unisce a un altro nelle parole e nel pensiero. In effetti va molto meglio.

Alle semifinali, Argento si qualifica secondo su tre. Tagliato fuori dalla finalissima (dove penso proprio che avrebbe perso) va alla finalina per il bronzo, dove si fa valere alla grande.

Non so perché, mi viene in mente Stefano Trucco in Masterpiece, quando di fronte alla sua eliminazione dice, più o meno: “L’avevo detto fin dall’inizio, volevo proprio arrivare terzo. Vittoria!”

La mia medaglia di bronzo ottiene una certa visibilità in seno alla community di Minuti Contati. Senz’altro perché è stata la prima assegnata in queste Olimpiadi. In parte perché ho fatto una tale caciara che sembrava avessi vinto lo Strega, ma con qualcosa di scritto bene.

Le prove non fatte

A tre prove non ho partecipato. In realtà, a una ci ho provato: un racconto molto breve, ti viene data una traccia e hai un’ora di tempo per buttare giù qualcosa. Vado nel pallone e capisco che scrivere di corsa non è il mio cavallo di battaglia, proprio no. Una prova analoga si incastra male con impegni famigliari. E poi abbiamo detto che le gare di velocità non sono il mio forte, no? Rinuncio senza patemi.

Alla gara di resistenza mi sarebbe piaciuto partecipare, anche se hanno detto che è stata la più impegnativa. Un racconto lungo, con tre tracce e qualche giorno tra l’una e l’altra. Ma sono in vacanza, salta il wi-fi, poi il portatile. Bandiera bianca.

Mi tengo per l’ultima prova, l’ultima chance per dimostrare a me stesso che il mio piazzamento non è stato solo la botta di culo di un racconto ben riuscito.

Ma è una prova di velocità, e a squadre. Pensavo di aver evitato il mio punto debole e invece me lo ritrovo; molto karmico. Il secondo problema è che non sarò da solo, ma con altre persone: se dovessi provarci e abbandonare, farei saltare anche la loro prova. Idem se dovessi avere problemi famigliari e preferissi lasciar perdere.

Ora, questo è un dilemma da narrativa. L’eroe affronta il suo difetto fatale, l’insicurezza, e vince una prima sfida. Ma alla seconda sfida fallisce: però non lo sa nessuno, quindi può ritirarsi in silenzio. Quando si ripresenta la stessa difficoltà, trova una motivazione (più o meno buona) per evitarla.
Ora però arriva all’ultima prova, che si rivela la più difficile di tutte. Non può decidere all’ultimo se affrontarla o meno, non può tentarla e abbandonare in corsa. Non c’è provare.
L’unico modo per non affrontare le difficoltà è arrendersi in partenza, rinunciare. E perderà la posta in gioco: dimostrare a se stesso che quel che ha fatto di buono è dovuto alle sue qualità, non alla fortuna.

La prova a squadre

La somma delle difficoltà precedenti: tre tracce, da scrivere in un’ora ciascuna; tre scrittori, uno per traccia.

Vengo contattato da qualcuno per fare squadra, e certo non come ultima scelta. Persone brave, fantasiose. La cosa mi riempie di orgoglio, ma sono incerto se partecipare. Avrei potuto rovinare la prova di gente che ci teneva, per le mie difficoltà a scrivere sotto pressione. E se poi avessi realmente avuto un contrattempo?
No, ho bisogno di una soluzione su misura.

Mi vengono in mente due persone che conosco, che come me si dilettano di scrittura in mezzo ai loro impegni di lavoro e famiglia. Curiosamente, scoprirò poi, siamo tutti e tre coetanei.

Non riesco a non pensare che io, che non ho una particolare cultura, mi sto rivolgendo a un bioanalista di genetica che lavora per l’università, e a un professore di Filosofia molto attivo online, con sito, podcast, ecc.

Ma tanto avranno qualche altro impegno.

Invece mi dicono di sì, e sono anche molto contenti, quasi onorati, o forse è proprio come si sentono. Comunque, non l’avrei detto.

Così presento virtualmente Pietro a Michele e viceversa (tra l’altro scopriranno di vivere a una trentina di km l’uno dall’altro; spero davvero che quest’avventura possa portare a un’amicizia di quelle in carne ed ossa). Quando parliamo della prova che affronteremo, ci mettono un entusiasmo e un impegno notevoli… e anche se all’attivo ho solo il racconto della prima sfida, guardano a me come a un riferimento.

Che, diciamocelo, è una cosa che nella vita mi è mancata, soprattutto in quella professionale.

Cerco di intuire le loro caratteristiche di scrittori: anche se nessuno sarà lasciato a se stesso in queste prove, scrivere l’inizio della storia, la parte centrale di collegamento, e la conclusione, sono ruoli diversi.

Come scrittore, Michele tra noi è quello più coi piedi per terra. Dice che le sue storie sono di stampo realistico, io ci vedo più del realismo magico. Sa comunque metterci varietà. E infatti quando inizia la prova e ci viene data la prima traccia, è lui a dare l’avvio a tutto. Dobbiamo scrivere di una storia che alla fine si svelerà qualcosa di diverso da quello che sembrava all’inizio. Michele parte da un terreno che conosce bene, il mondo scolastico, e ci dona un protagonista che si allontana dalla lezione con una scusa per entrare di soppiatto nel laboratorio di informatica e da lì divertirsi a fare l’hacker.

Memore della mia esperienza al cardiopalma, so che non dovremmo postare all’ultimo. Ma la prima parte è sempre la più frenetica e tesa. La prova di Michele viene postata pochissimi minuti prima dello scadere, sotto con l’editing… e a Michele si pianta il browser. Rimarrà un piccolo refuso per una lettera che si è letteralmente persa nel web, ma ce la facciamo.

La seconda parte, la mia, credo sia stata la più facile da scrivere. In più raffino le proposte di tutti, cercando di collegare gli spunti concreti di Michele ai florilegi di idee di Pietro curando la coerenza e la comprensibilità. In quel poco tempo e con tre sensibilità da mettere d’accordo.

Inizia la seconda traccia: un secondo protagonista con cui collaborare, o un rivale. Poffare, noi abbiamo messo in scena un rivale già alla fine della prima traccia. Teniamolo rivale e facciamoli anche collaborare. Pietro ci assiste a un livello ulteriore di remoto, una cosa alla Inception.
“Ragazzi devo andare a riprendere la bimba da una festa, è un problema? Ma intanto resto collegato, voi leggete.”

Io scrivo, e intanto sento la sua voce lontana. Pietro, cosa hai detto? Cos’è che non va bene? E lui: Niente, parlavo con mia figlia!
Nel frattempo sono tornati a casa: ma si sono dimenticati qualcosa alla festa! Tornano a riprenderlo. Pietro rientra in casa appena in tempo per la terza parte, la sua.

Io e Michele abbiamo avuto una formazione simile. Tra noi Pietro è quello dallo stile meno consolidato e per questo più adattabile: cosa importante per chi scrive per ultimo, perché se non si vedono tre mani diverse è molto meglio: inoltre è il più fantasioso. Proprio quello che ci serve per lo stravolgimento della storia. E infatti ha preso l’energia creativa di Michele e l’ha fatta esplodere in un caleidoscopio di idee, fino al colpo di scena finale che ha messo sul piatto all’ultimo, stupendoci tutti.

Posso dire che è venuta fuori una bella storia che ha fatto il suo tranquillo percorso fino all’onesto terzo posto. Bene lo stile, per me benissimo la trama, che però non abbiamo saputo trasmettere con la dovuta chiarezza, in prima stesura. Non era facile data la sua complessità.
Ma la versione finale sarà ben risistemata e comparirà nella pubblicazione che nascerà da queste Olimpiadi di Minuti Contati.

Due prove, due medaglie

Questi sono i fatti, i risultati oggettivi. Le considerazioni le terrò per un altro articolo, se ce ne sarà bisogno.

Ma una cosa l’ho capita, da questo confronto con persone molto, molto brave.

Sono migliore.

Ma non di loro. Migliore dello scrittore che ritenevo di essere.

E un po’ anche come persona: migliore di quella che ero, quella che queste sfide non le voleva affrontare.

Evviva e grazie! Sono grato a tante persone, oltre a me stesso.

Un modo per ringraziare è anche condividere, oltre alla storia di queste Olimpiadi di scrittura, alcune cose che ho capito. Qualcuno che non si è fermato al “ah ma tu sei sempre stato bravo”  mi ha chiesto dove ho imparato. Qualcuno era più interessato al come ho fatto nonostante gli impegni.

Se anche tu hai questa curiosità, sto scrivendo una serie di articoli per chi si approccia alla scrittura narrativa: lì puoi trovare riferimenti e consigli.

Io, ora vado avanti. E questo spirito è il premio più bello.

A chi può piacere?

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